Velodromo Eur, battaglia per l’ambiente e la salute dei cittadini

L’UNICO IMPUTATO PER DISASTRO AMBIENTALE È STATO ASSOLTO. ORA COSA SUCCEDE? I CITTADINI SONO STATI CONTAMINATI DA AMIANTO? TANTE LE DOMANDE, TANTA LA RABBIA. 

 

Immagine del Velodromo abbattuto

Risale al lontano 24 luglio 2008 la vicenda del Velodromo, quando alle 17.50 furono fatte brillare 1800 cariche di tritolo, pari a 120 chili, piazzate dal Genio Militare per ordine della Prefettura. Nonostante l’intervento del Tar del Lazio con una richiesta urgente di sospensione, l’ex velodromo dell’Eur venne abbattuto. L’edificio conteneva quattro tonnellate di materiale con amianto, che fu sprigionato nell’aria. Di quelle polveri tossiche, nessuno si è preoccupato esponendo così tutta la popolazione romana. 

Infatti, Filippo Russo, ex dirigente di Eur SpA e unico imputato nel 2013 per la vicenda dei lavori di abbattimento dell'ex Velodromo di Roma è stato assolto nel 2016 dalla sesta sezione del Tribunale di Roma dall'accusa di Disastro Ambientale. Secondo il giudice il fatto non sussiste.

L'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto, che per primo presentò in procura l'esposto dal quale partirono le indagini, ha dichiarato dopo la sentenza: ”Non comprendiamo le ragioni dell'assoluzione, in ragione dell'effettiva sussistenza del fatto materiale e del rischio che tali condotte, attive e omissive, hanno determinato, con lesione di interessi penalmente protetti. L’esplosione del velodromo, incauta, ha determinato l'esposizione ad amianto di circa 10 mila cittadini romani, che si sarebbe potuta e dovuta evitare, poiché per i prossimi venti, trenta e quarant'anni, c'è il rischio di insorgenza delle classiche patologie asbesto-correlate, tra le quali il tumore polmonare e il mesotelioma”.

Polvere di amianto nel Velodromo

E adesso, cosa c’è in piano per la zona? In principio il progetto era di costruire un parco acquatico denominato La Città dell’Acqua e del Benessere, mentre alcuni mesi dopo la nuova proposta arrivata in Campidoglio verteva sulla costruzione di 25 mila metri quadrati di edifici e un’area di oltre 19 mila mq di parcheggi e 12.400 di verde pubblico, per una green solution nella speranza di convincere la giunta pentastellata. Green solution dopo aver disperso nell'ambiente le polveri di amianto?

Non si sa come andrà a finire, come non si conosce lo stato effettivo di salute di quelle diecimila persone oltre che sono state colpite, nel 2008, da quella ventata di morte lenta e implacabile garantita scientificamente dalle polveri di amianto.

La mia proposta è sempre stata quella di non insabbiare questa lenta e silenziosa strage di massa ma, al contrario, di puntare i riflettori sulla questione insoluta.

La mia proposta è quella di istituire un servizio di controllo gratuito per monitorare lo stato di salute dei residenti nella zona, oltre a controlli sulle aree per appurare, qualora siano presenti, ancora materiali residui che possono minacciare il benessere dei cittadini romani, soffocati da una politica ambientale pessima dove non vi è alcun tentativo di dare il via all’evoluzione della capitale in una smart city al pari di altre capitali europee.

Cala dunque l’ombra sulle vicende non più attuali, mentre l’inquinamento si diffonde nel buio del silenzio. È nostro dovere far nuova luce su questi temi!

 

APPROFONDIMENTI: 

Velodromo abbattuto: amianto tra le macerie