Raffineria di Milazzo: una bomba ambientale da disinnescare

Una bomba ambientale, la raffineria di Milazzo, in Sicilia, rischiava di produrre danni ingenti in termini di sicurezza. Il mio impegno ha fatto in modo che il caso arrivasse al tavolo del Consiglio dei Ministri. 

 

Raffineria in fiamme

La raffineria di Milazzo, in provincia di Messina, ha rappresentato per anni una vera e propria bomba ambientale, pronta ad esplodere. Oltre all'impatto ambientale, perché costruita sul mare, vicino al centro abitato e sulla traiettoria per ammirare le Isole Eolie, priva o quasi per anni delle apparecchiature e filtri contro l'inquinamento e la dispersione di polveri inquinanti, oltre ad essere rischiosa per i lavoratori. Infatti sono numerosi gli incidenti passati alle cronache nazionali. Uno dei più eclatanti è accaduto nel dicembre 2017,  producendo il ferimento di quattro operai, di cui uno in modo grave e tenendo con il fiato sospeso tutta la cittadinanza, obbligata ad abbandonare le proprie case nel cuore della notte a causa di un incendio che poteva causare un'esplosione paragonabile ad una bomba in grado di radere al suolo intere città limitrofe

LA MIA TESTIMONIANZA

Il rogo alla Raffineria di Milazzo

Io stessa sono stata testimone di quell'evento che ha scatenato la mia indignazione e ribellione. Il devastante incendio si è sviluppato dal serbatoio 513 della Raffineria Mediterranea. Sono state ore di paura e confusione. Intorno alle 21, in un comune alle spalle della Raffineria, si è cominciato ad avvertire un fortissimo odore di gas che gli esperti hanno sostenuto essere non legato all’incendio sviluppatosi successivamente. Verso la mezzanotte, i cittadini si sono riversati in strada perché ha cominciato a correre la voce che bisognava recarsi il più lontano possibile dalle abitazioni perchè l’incendio, nel frattempo divampato nella Raffineria, avrebbe potuto determinare un’esplosione. Per questo, evacuate tutte le case della zona di Milazzo e dei paesi limitrofi, siamo stati costretti a dirigerci verso la montagna per sfuggire al pericolo. Ho subito consultato le agenzie di stampa per capire maggiormente cosa stesse succedendo. Associavamo infatti l’odore del gas, all’incendio con il conseguente rischio di un’esplosione dentro la raffineria. Ma nessuna notizia è stata diffusa fino a tarda ora. Solo le radio locali ci hanno aiutato a capire meglio. Si è trattato di un incendio della cisterna contente un milione di litri di carburante, il coperchio corroso ed arrugginito ha causato una scintilla già nel pomeriggio, tanto da far iniziare lo svuotamento della stessa ed il trasferimento verso un’altra cisterna. Operazione però non riuscita che ha poi portato all’esplosione e all’incendio. Il Sindaco di Milazzo e le autorità non hanno diramato l’allerta nè è stato predisposto un piano di sicurezza. Secondo loro non erano necessari, sostenevano che non sussistevano pericoli di disastro ambientale. 

Giova ricordare che nel 1993 un analogo incidente all’interno della raffineria causò 4 morti, 3 feriti. 

Il Corriere della Sera scrive della Raffineria di Milazzo

Per l’intera nottata con la gente evacuata sono rimasta sulla montagna chiusa all’interno della mia auto ad osservare dall’alto, sgomenta, le fiamme altissime che sembravano ad un passo da noi, mentre il fumo nero provocato dalla fiamme altissime aveva già avvolto tutta la zona. Di fronte alla catastrofe che si sviluppava davanti ai nostri occhi inevitabili e approriate sono state le riflessioni per un tema, quello della Raffineria di Milazzo, dibattuto da anni, in ragione delle innumerevoli denunce presentate per la presenza di “un mostro” che campeggia sul mare e che ha già causato gravi problemi ambientali che, a giudizio di alcuni, hanno provocato malattie e morte.

Ma in luoghi dove le opportunità di lavoro sono solo un miraggio, così come avviene per l'Ilva di Taranto, i cittadini sono costretti a scegliere tra la vita ed il lavoro, fonte di sostentamento per le loro famiglie. Per questo non sempre hanno il coraggio di ribellarsi e denunciare. 

Solo alle 4 del mattino, dopo aver letto le notizie rassicuranti apparse sui quotidiani locali e i post e i tweet di tanti che, come me, hanno pubblicato foto, video e notizie, siamo potuti rientrare nelle nostre abitazioni mentre l’incendio divampava e il fumo suggeriva, nonostante il caldo torrido che si avvertiva, di tenere le finestre chiuse. L’incendio è stato completamente spento nella tarda mattinata ma permanevano ancora l’odore forte del petrolio bruciato che si era fatto più intenso a causa del leggero vento. E nelle case vicine al disastro avvertiva ancora un forte caldo.

I DATI ALLARMANTI

I dati diramati dall’Oms e dall’osservatorio epidemiologico della Regione Siciliana attestano il moltiplicarsi di mortalità e di malattie che attaccano il sistema circolatorio, respiratorio e l’apparato digerente, malattie che hanno colpito principalmente i bambini.

LE INTERROGAZIONI

Di fronte a questo evento ho deciso di mobilitarmi in maniera forte segnalando il caso, grazie alla collaborazione dell'Onorevole Oreste Pastorelli che interrogò il ministro dell'Ambiente ed al supporto dell'allora Vice Ministro delle Infrastrutture Riccardo Nencini. 

Il mio impegno è stato quello di diventare la portavoce dei cittadini e delle associazioni del comprensorio per rivendicare interventi concreti in materia di sicurezza e prevenzione dei rischi ambientali a Milazzo e nella Valle del Mela, compresi i Comuni di Barcellona Pozzo di Gotto, Terme Vigliatore e Castroreale.  

In maniera particolare, nell'interrogazione presentata al Ministero dell'Ambiente e agli organismi competenti si chiedeva:

1. Attenzione alla rilevazione dei livelli d'inquinamento ambientale in seguito all'incendio alla Raffineria e successivi controlli mensili dell'aria, del sottosuolo e del mare;

2. Avvio di indagini epidemiologiche e sanitarie indispensabili alla prevenzione e alla cura delle malattie già attestare dall'Organismo Mondiale della Sanità;

3. Attuazione del decreto 4 settembre 2002 dell'Assessorato regionale siciliano al Territorio e all'Ambiente che definisce la Valle del Mela "Area ad alto rischio ambientale", che comprendeva tra l'altro l'istituzione di una Commissione Stato-Regione-Provincia-Enti Locali per la definizione di un Piano di risanamento ambientale e di rilancio economico del Comprensorio;

4. Sblocco da parte della Regione siciliana dei fondi europei per la riqualificazione della zona di Milazzo e dei comuni limitrofi;

5. Verifica e controllo delle norme in materia di sicurezza sul lavoro presso la Raffineria Mediterranea di Milazzo;

6. Riesame radicale delle Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA), evidentemente inadeguate, finora rilasciate agli stabilimenti della medesima azienda;

7. Attuazione effettiva dei principi di tutela giuridica dell’ambiente dell’Unione Europea, fra i quali quello di Precauzione, Prevenzione e del "Chi inquina Paga";

8. Riconversione Industriale degli impianti della Valle del Mela e della Raffineria di Milazzo;

9. Screening sanitario gratuito di massa per gli abitanti delle zone a rischio e compensazione economica per i gravi disagi sopportati dai cittadini del comprensorio, con abbattimento del costo dei carburanti, attraverso interventi fiscali.

Un vero e proprio “pacchetto raffineria” teso a indagare tutti gli aspetti fino a quel momento tralasciati e non approfonditi e che hanno fatto in modo di generare danni a gran parte del territorio della Valle del Mela. 

 

APPROFONDIMENTI:

La mia testimonianza sull'incendio alla Raffineria di Milazzo

Video e cronaca dell'incendio - Corriere della Sera

Risposta del Ministero dell'Ambiente all'interrogazione dell'On. Pastorelli