Pesca: del mare italiano decide l'Europa

 

NUOVE REGOLE PER LA PESCA. DETTATE DALLA COMUNITA' EUROPEA, AVVANTAGGIANO I PLAYER PIU' GRANDI DEL MERCATO ITTICO, LASCIANDO I PICCOLI PRODUTTORI AL PALO. ED E' SUBITO CRISI. 

 

Barche pescatori

Ho sempre attribuito alla Pesca la giusta importanza che ricopre nell'economia del nostro Paese, pur non conoscendone appieno le problematiche. Un giorno un servizio televisivo in una trasmissione nazionale ha posto la mia attenzione sul tema. I pescatori svolgono uno dei mestieri più sacrificanti, a cui si aggiungono gli ostacoli posti dalle normative, scritte senza aver vissuto quotidianamente il settore. Il giornalista ha seguito un pescatore in una giornata di lavoro. Il problema sorge appena gettate le reti. Infatti, se negli ami sono presenti pesci di cui è vietata la pesca, per lui iniziano i guai. E a questo punto? Il pescatore dovrebbe autodenunciarsi e pagare una multa. Quale responsabilità ha il povero pescatore? Per le autorità è colpevole di reato. Per questo ho deciso di contattare un'amica esperta in materia.  

Monica Viva, più di 10 anni di gavetta nel settore ittico, già responsabile di Alpaa Pesca e consigliera comunale a Porto Cesareo che ci spiega: 

"Se c'è una risorsa che il nostro paese dovrebbe sfruttare a pieno, quella è sicuramente il mare. Fonte inesauribile di ricchezza per quanto riguarda il turismo, i mari che bagnano la penisola italiana sono anche riconosciuti per la loro pescosità e per il conseguente mercato ittico, generato soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno. In questo scenario l'aspetto normativo diventa fondamentale sia per organizzare il commercio che per non arrecar danno al ritmo naturale dei nostri mari, ecco però che un eccesso di normativa può facilmente determinare una alterazione del sistema imprenditoriale a danno, soprattutto, dei piccoli produttori. Infatti, con il Decreto Direttoriale 8876 del 20 aprile 2018 il Ministero per le Politiche Agricole e Forestali, recependo una direttiva Europea, ha fissato le nuove quote di cattura del tonno rosso per il triennio 2018/2020, incrementando la quota totale di tonnellate pescabili, ma mantenendo le stesse percentuali di ripartizione del triennio precedente, penalizzando sempre la piccola pesca. Il decreto, nel dettaglio, prevede l’incremento dei quantitativi pescabili anno dopo anno di totali 1.451,93 tonnellate (589,31 per il 2018, 414,46 per 2019 e 448,16 a valere sull'annualità 2020) stabilendo che le quote delle imbarcazioni autorizzate passino da 2.018,45 tonnellate nel 2015 a 4.188,13 tonnellate nel 2020 con un aumento di 2.169,68 tonnellate a scapito dei quantitativi dedicati alle catture accessorie, quelle che riguardano in maniera maggiore le imprese dedite alla piccola pesca, che sono stati aumentati nello stesso periodo di solo 65 tonnellate (quindi diminuiti in proporzione di oltre il 15% rispetto all'annualità 2015). A questo quadro si aggiunge la sorpresa trovata sotto l'albero di natale 2017, quando venne determinata la diminuzione di un ulteriore 3% della quota di cattura del pesce spada, decisione che causò ulteriori danni alla già fragile piccola imprenditoria ittica italiana. L'Unione Europea, dice altro: "in considerazione del fatto che nei nostri mari Ia quantità dei tonni rossi è aumentata", infatti, l’articolo 43 del Regolamento (UE) 2017/2107 dice: “in sede di assegnazione delle possibilità di pesca per gli stock di tonno rosso e pesce spada a loro disposizione, gli Stati membri utilizzano criteri trasparenti e oggettivi, anche di tipo ambientale, sociale ed economico, e si adoperano inoltre per ripartire equamente i contingenti nazionali tra i vari segmenti di flotta tenendo particolarmente conto della pesca tradizionale e artigianale". Sarebbe stato auspicabile seguire l'indirizzo della Commissione Europea e concedere una quota anche alla piccola pesca, settore martoriato con un ulteriore  spada di Damocle, anche le quote sul pesce spada. A questo si aggiunge la difficoltà occupazionale. I pescatori infatti sono tutti molto anziani perché, nonostante l'intervento della UE, la pesca non riesce ad essere più una fonte attrattiva dei giovani che preferiscono fare altri mestieri magari più semplici e meno faticosi".

L'Europa ha penalizzato nuovamente l'Italia o i nostri parlamentari europei non ci hanno rappresentato degnamente? 

Le regole date a questo mercato provengono, per la quasi totalità, dalla Comunità Europea dove, spesso e volentieri, l'Italia è risultata assente nei momenti topici, quelli in cui venivano determinati paletti vitali per una economia di grande importanza per il nostro paese. 

L'assenza dei nostri rappresentanti istituzionali non si deve più ripetere e questo percorso si deve accompagnare con una forte dose di competenza che consenta di determinare equilibri soddisfacenti per le nostre imprese, per la nostra economia, per il nostro paese.