Introiti delle multe per la sicurezza stradale: assenti i decreti attuativi 

DURANTE La battaglia sul reato di omicidio stradale ABBIAMO AVVIATO IN PARALLELO LA PROPOSTA sugli introiti delle multe, CHIEDENDO ai comuni di destinare il 50% dei proventi dagli incassi alla sicurezza stradale, la norma e' stata approvata ma mancano da anni i decreti attuativi. tutto questo e' inaccettabile!

 

Immagine lavori in corso

In parallelo a quanto fatto per raggiungere l'obiettivo dell'approvazione del reato di omicidio Stradale, abbiamo pensato essere necessario promuovere un lavoro di prevenzione attraverso progetti di sensibilizzazione e formazione nelle scuole e maggiore manutenzione delle strade per prevenire gli incidenti. 

Un obiettivo raggiunto al 90% a causa dell'assenza dei decreti attuativi indispensabili per indirizzare le amministrazioni locali ad investire il 50% dei proventi delle sanzioni, per violazione del codice della strada, in manutenzione e prevenzione

Può una norma essere stata approvata ma non essere realmente applicata a causa di un decreto? Quando potremmo passare dalla teoria alla pratica? Sono ammissibili anni ed anni di ritardo?

Eppure l'articolo 208 del dlgs 285 /1992, modificato dalla legge 120/2010 recante modifiche al Codice della Strada prevede il vincolo di destinazione dei proventi derivanti dalle sanzioni del codice della strada nella misura del 50% del gettito realizzato, tenuto conto di alcuni limiti:
1. Una quota non inferiore a 1/4 della parte vincolata, per interventi di sostituzione, ammodernamento, potenziamento, messa a norma e manutenzione della segnaletica delle strade di proprietà dell'ente locale;
2. Una quota non inferiore a 1/4 della parte vincolata per il potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale, anche attraverso l'acquisto dei mezzi e delle attrezzature necessarie;
3. La quota residua per altre finalità collegate al miglioramento della sicurezza stradale, relative alla manutenzione delle strade di proprietà dell’ente locale, all'installazione, all’ammodernamento, al potenziamento, alla messa a norma e alla manutenzione delle barriere e alla sistemazione del manto stradale delle strade comunali. Inoltre, a interventi per la sicurezza stradale a tutela degli utenti disagiati, allo svolgimento di corsi didattici finalizzati all'educazione stradale presso le scuole di qualsiasi grado e tenuti dagli organi di polizia locale, oltre a interventi in favore della mobilità ciclopedonale.

La non attuazione dei decreti sono un atto di approssimazione e superficialità politico\amministrativa, che comporta delle conseguenze che possono avere un impatto sulla vita di ognuno di noi. Partiamo da un esempio concreto: il 6 luglio 2018 gli esponenti della Lega del Consiglio Regionale del Lazio, Orlando Tripodi e Laura Corrotti, hanno rilanciato l'allarme per le condizioni delle strade della Capitale dicendo: “Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, si attivi immediatamente. Dal Piano Marshall ai 5 milioni di euro di fondi regionali: le strade di Roma sono un colabrodo e il pericolo è dietro l'angolo. Ad esempio via Lunghezzina, in prossimità dello svincolo dell'A24 Roma-L'Aquila-Teramo, è inserita tra le strade più pericolose della Capitale. E' proprio lì che a maggio 2018 ha perso la vita Andrea Giusti, dopo aver tentato di evitare una buca”.

Ecco cosa vuol dire non investire i proventi delle sanzioni per infrazioni del codice della strada in prevenzione e manutenzione. Ed ecco come, anche un semplice decreto attuativo avrebbe potuto salvare una vita umana. Sì, perché si tratta solo di vincolare quei proventi attraverso una norma, poiché quelle entrate esistono. 

Secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato, elaborati dal Sole 24 ore, nel 2017 i comuni italiani hanno raccolto ben 1,67 miliardi di euro in sanzioni. Una crescita del 18% rispetto al 2016 che segna un vero e proprio record, frutto, spesso, della volontà delle amministrazioni locali di “voler fare cassa” attraverso le contravvenzioni che non vengono, come detto, reinvestite nella manutenzione stradale. 

Un interessante studio dal titolo: "Strade: il tesoro delle multe", prodotto dalla Fondazione Luigi Guccione, in collaborazione con l'Istituto internazionale per il Consumo e l'Ambiente, che ha monitorato l'investimento dei proventi delle multe nel decennio 2001-2010 su 15 città metropolitane italiane. L'indagine dimostra innanzitutto che i venti miliardi di euro complessivamente incassati non siano stati in grado di incidere sulla sicurezza né a far diminuire la mortalità sulle strade. Oltre a ciò viene messa in evidenza la discrezionalità di spesa dei fondi, scoprendo, ad esempio, che per il rinnovamento della segnaletica, dopo Milano che investe il 55,2% delle entrate, segue Reggio Calabria con il 46,4%, Palermo con il 20,7%, scendendo a Roma il 2,4%, Bologna l'1,5%, fino a Genova che non investe neanche un centesimo di euro. Nell'ultimo quinquennio gli impieghi complessivamente sono del 7,3%, lontani quindi da quanto previsto dall'art. 208 del Cds (almeno il 12,5%). Sul fronte della manutenzione delle strade, sicurezza utenti deboli, educazione stradale è Trieste la città che investe le maggiori risorse (85,1%), seguita da Bologna (80%), Palermo (59,7%), Milano (46,5%), scendendo poi a Venezia (5,8%), Messina (3,4%) fino a Reggio Calabria (0%). Da segnalare che a questa voce è stato destinato più del 25% previsto per legge, ovvero 173.572.477 euro all'anno, pari al 34,9% del totale.

Sto pertanto preparando un lettera indirizzata al Ministro delle Infrastrutture al fine di chiudere la definitiva attuazione della legge. E se questa azione non basterà inizieremo ad avviare azioni continue per arrivare al risultato. 

 

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