Da "Rifiuti Zero" a Rifiuti e basta!

 

L'ITALIA PAGA MILIONI DI EURO ALL'EUROPA A CAUSA DELLA PROCEDURA D'INFRAZIONE PER I RIFIUTI IN CAMPANIA, LAZIO E CALABRIA. NONOSTANTE CIÒ, UNA STRADA PER UN CICLO SOSTENIBILE DEI RIFIUTI SEMBRA DIFFICILE MA NON IMPOSSIBILE. I SOLDI INVESTITI PER LE MULTE POTREBBERO ESSERE PERO' DESTINATI ALL’OBIETTIVO “RIFIUTI ZERO”.

 

Rifiuti in Campania

Le questioni legate allo smaltimento dei rifiuti ci riportano immediatamente al caso Campania del 2000. Lo stato di emergenza, durato dal 1994 al 2008ha esposto la popolazione a gravi rischi per la salute, così come scritto nel rapporto stilato dagli specialisti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e da altri centri di ricerche che rilevarono, dal  1995 al 2002, un aumento del 9% della mortalità maschile e del 12% di quella femminile, nonché l'84% in più dei tumori del polmone e dello stomaco, linfomi e sarcomi e malformazioni congenite

Il 27 giugno 2007 la Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione contro l'Italia, per la crisi cronica dei rifiuti, che ha coinvolto in particolare Napoli e il resto della regione Campania. Il 4 marzo 2010 la Corte di giustizia europea del Lussemburgo si è, quindi, pronunciata sul ricorso della Commissione, condannando l'Italia «per non aver saputo organizzare, in Campania, una rete di impianti sufficienti ad assicurare lo smaltimento dei rifiuti urbani in modo da non danneggiare la salute umana e l’ambiente». 

Quella proceduta di infrazione si è tramutata per il nostro paese in sanzioni da 120 mila euro al giorno, a cui si aggiungono le multe per la condanna inflitta a dicembre 2014 sempre per le discariche: l’Italia in questo caso paga multe semestrali da 200 mila euro per ogni sito con rifiuti non pericolosi ancora aperto e 400mila euro per ogni sito con rifiuti pericolosi.

Ma la Campania non e' l'unica regione ad avere problemi con i rifiuti. Anche il Lazio infatti, in alcune zone, presenta grossi problemi nello smaltimento del rifiuti. “È chiaro ai membri della delegazione - si legge nel rapporto UE – che il ruolo e l’autorità del commissario straordinario è del tutto inadatto ai reali problemi che affronta la popolazione, visti i livelli spaventosi della cattiva amministrazione di lungo corso. Inoltre, i poteri di emergenza sono chiaramente controproducenti, oltre che in flagrante violazione di molti aspetti della legislazione dell’UE in materia di rifiuti".

In particolare la Regione Lazio è stata deferita per i ritardi nella chiusura della discarica di Malagrotta (chiusa ufficialmente solo il 1º ottobre 2013) e oggetto della procedura d'infrazione aperta nel 2011

Ancora troppo poco alla ribalta delle cronache, invece, l'emergenza rifiuti in Calabria. Secondo dati recenti sono gia' stati spesi 1 miliardo di euro senza che per il problema ci sia ancora un piano per la risoluzione, dopo la fine del commissariamento, dal 1° aprile 2013, durato ben 16 anni. E solo i commissari che si sono susseguiti sono costati complessivamente 2 milioni di euro. Il problema, non risolto dai commissari straordinari, torna pertanto di competenza dell'Assessore regionale all'Ambiente. Per uno sviluppo sostenibile in Calabria è necessario un nuovo piano regionale rifiuti che non punti soltanto su discariche e inceneritori. 

Negli ultimi anni sono state sempre adottate “soluzioni tampone” che non hanno permesso un’adeguata programmazione della gestione rifiuti, in termini di sviluppo sostenibile. La filosofia della Regione è stata quella di ampliare le discariche in uso con  progettazione di nuove e raddoppiare gli inceneritori per “valorizzare” la parte conclusiva del ciclo. Eppure l'Unione Europea chiede una valorizzazione “materiale” e non “energetica” del rifiuto. Dunque, mentre sul fronte europeo si consolidano programmi "Rifiuti zero", in Calabria avviene l'esatto contrario.

L’attuale sistema “porta e paga” induce le amministrazioni comunali a non ridurre la quantità di rifiuti prodotti e le percentuali di racconta differenziata sono ancora irrisorie, soprattutto perche' gli impianti di trattamento meccanico–biologico presenti in Calabria, ad esempio, si limitano ad eseguire una semplice “vagliatura” dei rifiuti in cui la qualità del differenziato è di pessima scelta, di conseguenza, di scarso o nullo valore per ammortizzare le spese di trasporto. Per questo solitamente solitamente il tutto finisce in discarica o nell’inceneritore.

L’attuale situazione in alcune regioni d'Italia è frutto di una visione distorta del “rifiuto” considerato un  “costo” e non una “risorsa”. Occorre quindi una nuova visione che determini un radicale cambiamento di rotta per progettare un sistema che punti ad una “società del riciclo”, allo “sviluppo sostenibile del territorio” e  che rafforzi il principio di “chi inquina paga”. 

Riciclare rende di più economicamente rispetto a conferire i rifiuti in discarica o nell'inceneritori. A dirlo è l’Agenzia Europea per la protezione dell’ambiente (EEA) anche attraverso il rapporto “Earnings, jobs and innovation: the role of recycling in a green economy“. Secondo il rapporto dell’EEA riciclare i materiali crea più posti di lavoro, e meglio pagati, rispetto alle discariche e all’incenerimento e, dal 2000 al 2007, l’occupazione totale correlata al riciclo è cresciuta da 422 posti di lavoro per milione di abitanti a 611. Una crescita complessiva del 45%, pari al 7% l’anno. E già questo basterebbe a smentire quanti associano gli inceneritori alla promessa di nuovi posti di lavoro. Ma c’è anche di più: il riciclo può coprire una buona parte della domanda di risorse necessarie all’economia europea, diminuendo la pressione sull’ambiente e le importazioni di materie prime dall’estero. Come già avviene per carta, cartone, ferro e acciaio.

Non solo per risolvere il problema nel Lazio, in Campania ed in Calabria ma, per aiutare l'ambiente troppo sfruttato e maltrattato dall'essere umano, è necessario favorire e sostenere, anche con iniziative finanziarie, interventi volti a realizzare sistemi di gestione dei rifiuti che promuovano le 4 R per un ciclo sostenibile dei rifiuti:

  1. Riduzione dei rifiuti;
  2. Raccolta differenziat;
  3. Recupero dei rifiuti;
  4. Riutilizzo dei rifiuti. 

Solo così si potranno preservare le bellezze del nostro paese e lo stato di salute di chi ci vive, per ancora lunghi e lunghi anni.