Costi benzina: basta fare cassa con le accise!

SIAMO NEL 2018 E continuiamo ancora a pagare i costi della guerra in Etiopia, della crisi del canale di Suez o del disastro del Vajont.  Ma le imposte, vengono realmente destinate alla causa?. 

 

Pompe di benzina

Nonostante diversi appelli lanciati dai Benzinai Italiani Riuniti, sul costo del carburante stiamo continuando a pagare, attraverso le accise, la guerra di Etiopia del 1935, il finanziamento della crisi di Suez del 1956, il finanziamento della guerra in Libano del 1983 e della missione in Bosnia del 1996, le ricostruzioni dopo il disastro del Vajont del 1963, l'alluvione di Firenze del 1966 e il terremoto del Belice del 1968, la ricostruzione dopo i terremoti del Friuli 1976 e dell'Irpinia del 1980, il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004, l'acquisto di autobus ecologici nel 2005, l’emergenza immigrazione dopo la crisi libica del 2011 ed il finanziamento alla cultura nel 2011.

Tutte le accise imposte fino al 2004 sono ormai scadute ma noi continuiamo a pagarle. Perché?

Eppure nonostante il costo del carburante, il guadagno dei gestori di carburanti resta bassissimo e le loro istanze continuano ad essere completamente ignorate.

Alle accise si va ad aggiungere, inoltre, l'aumento dell’iva e le tasse regionali imposte dalle seguenti regioni: Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Toscana ed Umbria.

Come mai da anni ogni volta che andiamo a far benzina entra sempre meno carburante nel serbatoio? Il motivo è semplice: su 10 euro, 5,8 vanno allo Stato (accise + iva); 4 € alle compagnie; 0,20 ai gestori di carburanti. Su 50 euro, 29 allo Stato (accise + iva); 20 € alle compagnie; 1 ai gestori di carburante.

Tra i paesi dell’Unione Europea, l'Italia è quello con il costo del carburante più elevato: ben 1,870 € (1,053 tasse), contro 1,838 € (1,030 tasse) della Grecia, 1,750€ (1,034 tasse) della Germania, 1,648 € (0,883 tasse) della Francia e 1,513 € (0,693 tasse) della Spagna.

L'aumento esponenziale della benzina, aggiunto all'aggravarsi della crisi economica, ha messo sul lastrico i gestori di carburanti, gli autotrasportatori e tutte le categorie che lavorano con i mezzi di trasporto. Le ripercussioni degli aumenti si riversano, di conseguenza, sugli automobilisti che sempre di più sono costretti a lasciare l'auto a casa. L'aumento del costo dei carburanti vuol dire, inoltre, conseguente aumento dei prezzi dei prodotti trasportati su gomma, come ad esempio quelli del settore alimentare.

Nel corso del tempo diverse sono state le rimostranze dei benziani: segnalo in maniera particolare quando, nel febbraio 2013, i Benzinai Italiani Riuniti, sostenuti da me, hanno lanciarono uno spot e una petizione online per chiedere al Governo di tagliare le accise ormai scadute; la rendicontazione delle accise in corso e la modifica dei contratti economici e di lavoro dei gestori di carburante. Ma a queste legittime richieste, che coinvolgono tutta la popolazione, non è mai stata data risposta. 

E' evidente che la questione non riguarda un unico settore ma comporta una lunga catena di inefficienze e sperperi su cui intendo vigiliare, per dare innesco ad un processo virtuoso che parta dalle stazioni di servizio e giunga fino al settore della vendita dei prodotti commerciali. Dobbiamo smetterla con politica che mira solo a fare cassa sulle spalle di cittadini ed imprese. Fare cassa con le accise o con l'iva è la soluzione più sbagliata ed ingiusta che si possa prendere!. 

 

APPROFONDIMENTI:

Spot sulle accise

La protesta dei gestori degli impianti di benzina - Intervista all'avvocato Faustino Liuzzi