Collegamenti e infrastrutture: Italia arretrata. Investimenti farebbero aumentare il Pil  

Secondo l’Fmi un aumento permanente dell’1 per cento degli investimenti in infrastrutture produrrebbe un aumento del Pil a breve dello 0,4 per cento. Accelerare anche sul sistema normativo per facilitare gli interventi. 

 

Freccia aumento Pil

Il rilancio delle infrastrutture, materiali ed immateriali, e delle opere che favoriscono gli scambi e i flussi di merci/persone nel nostro Paese e con il resto d’Europa, rappresentano una grande occasione per il rilancio della nostra economia. Il Fondo Monetario Internazionale, confortato da studi forniti anche da Banca D'Italia e Istat, calcola che l'1 per cento in più investito nelle infrastrutture equivale ad un aumento del Pil dello 0,4 per cento solo nel breve periodo, senza calcolare, dunque, i benefici sul medio e lungo raggio.

In questo senso è necessario, ad esempio, potenziare il sistema ferroviario dei trasporti nazionali, regionali e locali, allo scopo di accrescere la nostra competitività a livello globale. La gestione monopolistica Ferrovie dello Stato – Trenitalia risulta fallimentare: i disservizi continui di cui sono vittime i lavoratori pendolari e i cittadini sono all’origine di un rimbalzo di responsabilità tra Ministero, Regioni e Trenitalia che dimostrano come la limitata circolazione sia un ostacolo a processi di espansione economica. 

Ed il problema si aggrava quando si viaggia verso il Sud. Un esempio eclatante è il taglio dei treni a lunga percorrenza in Sicilia che fa seguito alla mancata erogazione dei fondi statali (47 milioni di euro annui), che lo stesso ministero dei Trasporti aveva confermato già il 23 dicembre 2014. Per non parlare dell'impossibilità degli spostamenti tra una città all'altra dell'isola in auto, l'arretratezza dei traghetti sullo stretto di Messina e la difficoltà dei "pochi" aeroporti verso le stazioni o i paesi dell'entroterra. Quale imprenditore dovrebbe investire in Sicilia se è così difficile raggiungerla? E' noto che le grandi aziende e gli stabilimenti sorgono anche nelle piccole realtà ma con la condizione cardine di avere un'uscita autostradale limitrofa o una facilità al raggiungimento della sede. E questo è soltanto uno dei tanti esempi. Non possiamo dimenticare l'odissea dei pendolari che prendono quotidianamente treni regionali per raggiungere il proprio luogo di lavoro. Alcune testimonianze lamentano ritardi continua che i datori di lavoro contestano anche paventando il licenziamento. 

Se nessuno in questi anni è riuscito a risolvere il problema, migliorando la gestione di queste società, si attui dunque una liberalizzazione che dia la possibilità a diverse imprese e cooperative di partecipare alla gestione del servizio, indispensabile per tutti i cittadini e per l’economia del Paese, nell’interesse dell’utilità pubblica. Si organizzi un tavolo nazionale con i rappresentanti regionali per capire le problematiche e coordinare l'accesso ai fondi europei.

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