Balneari: la deriva arginata della Bolkestein

In Difesa degli operatori del settore balneare colpiti dalla Direttiva Servizi, definita “Direttiva Bolkestein” , che li priva dei diritti concessi sul Demanio. Ma lo scorso 19 aprile finalmente la svolta.

 

Diritti. Prima concessi, a caro prezzo, poi privati dalla Bolkestein, altresì detta Direttiva Servizi: l’atto approvato dalla Commissione Europea nel 2006 promosso dall’allora Commissario per la Concorrenza e il Libero Mercato Interno Frits Bolkestein, si prefiggeva l'obiettivo di favorire la libera circolazione dei servizi e l'abbattimento delle barriere tra i vari Paesi. 

Tutto questo sarebbe stato un grande traguardo politico e sociale, se non fosse stato che, di fatto, la presente direttiva ha portato ingiustizia socio-economica, con un gap burocratico e finanziario, congelando il rinnovo delle concessioni; infatti, la direttiva sancisce l’obbligo di messa al bando delle concessioni in scadenza di spazi pubblici e beni demaniali, un aspetto rivelatosi una minaccia per le economie locali. 

Nel 2013, grazie all'incontro con il politico ligure Angelo Vaccarezza e Bettina Bolla, una balneare, ho deciso di scendere in campo e schierarmi al fianco delle tante imprese balneari che, a causa dell’errato recepimento della Bolkestein, rischiano la chiusura e la perdita di posti di lavoro con le drammatiche conseguenze per le famiglie. 

Sono oltre trentamila le imprese italiane che hanno ottenuto una proroga delle concessioni fino al limite del 31 dicembre 2020, data in cui, su implementazione della direttiva, tutte le concessioni saranno poste all’asta, e il concorso dipenderà dalle pubbliche amministrazioni, le quali, rispondendo ai principi  di trasparenza e imparzialità, condurranno la selezione tra concessionari abituali e nuove imprese specializzate nel settore.

L’errata applicazione della Direttiva Bolkestein ha creato un forte squilibrio economico, danneggiando questo ramo fondamentale nel settore terziario del turismo e commercio, che coinvolge tutte le attività di fornitura di beni materiali e risorse; senza garanzie di lungo periodo, gli stabilimenti non possono investire nel rinnovo delle attrezzature, nell’assumere personale, sostenere interventi di manutenzione e bonifica, chiudere accordi commerciali nel medio e lungo termine che risultano essere notoriamente più fruttuosi. 

L’economia italiana trova nel turismo un punto essenziale per la crescita del paese, ma senza incentivare lo sviluppo e garantire il benessere degli operatori del settore, si danneggia un sistema su cui invece va sostenuto un rilancio. L’Agenzia Nazionale del Turismo - Enit ha condotto degli studi negli ultimi anni e il turismo marittimo attira il 19.1% di viaggiatori italiani e stranieri, quasi un turista su cinque punta alle spiagge nostrane. 

La svolta su questa battaglia è stata raggiunta lo scorso 19 aprile quando, nell'ambito del convegno “L'Euro, l'Europa e la Bolkestein spiegati da Frits Bolkestein”, organizzata alla Camera dei Deputati dall’Associazione Donnedamare, capitanata da Bettina Bolla, lo stesso padre della norma europea ha chiarito che “le concessioni balneari non sono servizi ma beni, e che pertanto la direttiva sulla libera circolazione dei servizi non va applicata alle concessioni delle spiagge”.

L'impegno su questo tema, comunque, non si ferma: dopo l'ultimo, importantissimo traguardo politico, ora bisogna creare le condizioni normative per  impedire che la Bolkestein faccia ulteriori danni e porti migliaia di lavoratori alla deriva.

 

APPROFONDIMENTI:

La legge per tutti

Agenzia Nazionale del Turismo

Blog “donnedamare, donne per l’impresa balneare”

L'inizio della battaglia - Intervista a Barbara La Rosa

Le dichiarazioni di Bolkestein su BubbleTv

Reportage completo sulla Bolkestein raccontato da Donnedamare